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parole impolverate

Tra una lettera e l’altra, tra la penna e il foglio, tra i pensieri, tra i colori, dentro un foglio accartocciato. Per tanto tempo avevano preso polvere. Non volevano saperne di mostrarsi al mondo, eppure erano presenti. Il tempo le aveva costrette nell’immobilità. La tristezza ne aveva fatte scappare molte. Le poche rimaste avevano deciso di non uscire allo scoperto senza motivo, attendevano il momento giusto nascoste da un cumulo di pensieri. L’esperienza le aveva portate a capire che mostrarsi in un momento non adatto sortiva effetti devastanti: le temerarie sparivano, le superstiti venivano bloccate dalla paura e vivevano nell’attesa di qualcuno che le potesse salvare e tirare via da quel posto. Poteva essere qualcuno, qualcosa, un momento.  Accadde, così. Una domenica, quando il sole sgomitava tra le nuvole grigie, le lettere si avvicinarono, la penna baciò il foglio, i pensieri si misero in ordine, i colori cominciarono ad avere un senso e una mano prese dal cestino il foglio accartocciato per leggerne il contenuto. Le parole smisero di prendere polvere e uscirono allo scoperto.

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gli squarci

Mia madre mi guardava incredula, sapeva che non ero mai stata una persona propriamente essenziale, eppure per quel viaggio non avrei portato con me nessuna valigia, nessun pezzo di casa. Era un’avventura e come tale la volevo vivere. La mia espressione brillava di tranquillità, quella tranquillità che caratterizza i bambini prima di una caccia al tesoro: calma, pace ma al contempo anche quel brivido elettrico che percuote l’anima, la stordisce e la getta via con grazia. Ero da sola, davanti ad una sorta di enorme lenzuolo e d’istinto presi le mie uniche compagne di viaggio: le forbici. In un primo momento non sapevo a cosa mi sarebbero potute servire, non erano certamente comode vista la loro grandezza e il loro peso, erano vecchie e faticavo un po’ ad aprirle e a chiuderle, anche ne avessi avuto un reale e urgente bisogno probabilmente non sarei riuscita a usarle. Avevo sbagliato ma, anche sforzandomi, non riuscivo a capire il perchè di quelle forbici che non avevo mai visto prima. Cercai di andare oltre quel lenzuolo e non ci riuscì. Risi e pensai tra me e me di tornare indietro ma non esisteva più nessun dietro. Eravamo io, il lenzuolo e… le forbici. In un lampo di genio presi quel pesante e goffo strumento e lo infilzai nel lenzuolo che si squarciò istantaneamente. Fu così che scoprì il mistero. Quello squarciò mi condusse oltre, nell’inimmaginabile. Ero dentro un sogno, un sogno non mio, probabilmente di una giovane donna, stava preparando della cioccolata calda. Si girò verso di me e ne versò un po’ in due tazze, la ringraziai ma lei rimase in silenzio. Quando feci per prendere una delle due tazze si aprì una porta ed entrò un uomo che prese la donna tra le sue braccia e la baciò come se non avesse mai fatto altro nella sua vita. Rimasi ferma e poi feci un gesto  ma nessuno dei due sembrava notare la mia presenza, così presi una delle tazze. Fu allora che cominciarono a litigare senza motivo, a urlare, a piangere e io per ripararmi da tutte quelle parole mi spostai nell’altra stanza dove mi aspettava un lenzuolo come quello che avevo squarciato poco prima. Forbici, taglio, sogno. Così per varie volte, scontrandomi oniricamente con tantissimi sconosciuti: c’era chi aspettava Babbo Natale sotto l’albero, nascosto tra i pacchi, chi piangeva su un feretro, chi si dondolava su un’altalena… L’unica cosa che accadeva quando io m’intromettevo nei loro sogni era che tutto cambiava, mutava. Sogni felici diventavano incubi e drammi diventavano commedie a lieto fine. Dopo varie sequenze giunsi in quella che mi sembrava camera mia: c’ero io, seduta sul letto con la mia agenda e scrivevo qualcosa, sussurrai al mio orecchio se sapessi che stava succedendo, perchè mi trovavo lì e che cosa dovevo fare per smettere di viaggiare. La risposta fu immediata perchè l’altra me scomparve lasciandomi poche righe scritte su quei fogli: “Non l’hai capito? Sei tu il problema, sei tu la soluzione. Prendine atto e cambia la tua vita.” Tagliauzzai con le mie forbici quel foglio, mi svegliai: il mio lenzuolo non era squarciato, non era tutto perduto.

Manco da un po’, lo so, ma dovevo elaborare qualcosa di non orrido da scrivere. Questo è uno dei miei ultimi sogni, risale a una settimana fa più o meno e per descriverlo ho voluto prima capirlo o quantomeno interpretarlo a modo mio. “Non l’hai capito? Sei tu il problema, sei tu la soluzione. Prendine atto e cambia la tua vita.” è emblematico secondo me… Penso che tutto ciò voglia dire che dovrei prendere in mano le situazioni, non far sì che le plasmi il destino o qualcuno per me e in secondo luogo che la gran parte dei problemi che sembra si palesino davanti a me quasi come un dispetto del fato, non sono causati da nessuno se non da me stessa, dalle mie preoccupazioni e ogni tanto dall’ansia che mi assale senza alcun ritegno. Voi che ne pensate? Sono completamente irrecuperabile? E’ un’interpretazione con un minimo di senso? Sono ansiosa di ascoltare pareri esterni, non abbiate paura, per adesso non mordo! Vado solo in giro di sogno in sogno a squarciare lenzuola!