il cristallo difficile

Sono un cristallo tra milioni di cristalli.
Non vedo mai altro che la luce riflessa su quel bancone. Sto stretta, a volte ho i miei spazzi ma sono momenti brevi; vorrei uscire da questo enorme caos, gettarmi nel mondo.
Ecco qui, succede di nuovo. Un terremoto. Una grande mano cerca di pescare il mio universo, lo scuote, lo agita ma poi si ferma, come sempre. Continuò così per molto tempo, fin quando non capì che il mio universo veniva scosso solo per errore, per distrazione, per non curanza, per sonno e forse perchè la vita frenetica di oggi non da il tempo di fermarsi, capire e gustare la vera dolcezza.
Il mio microcosmo è sempre quello sbagliato.
Assistevo a quel rito, ogni mattina, ogni volta dopo pranzo, nel pomeriggio e a volte se ero sfortunata anche di sera. Ciò che non cambiava mai era il fatto che il mio piccolo universo, per quanto carino, per quanto vero e gustoso non era mai il prescelto per quella miscela scura di emozioni.
E’ più facile scegliere qualcosa che dia la sensazione immediata di quello che cerchi ma che non è altro che finzione. E’ facile.
Io sono difficile. Non sono il dolcificante.
Solo la bustina di zucchero che scarti sempre prima del tuo caffè.

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Guardiamoci.

La maggior parte della gente non vuole ammettere che la prima cosa che si nota in una persona è, inevitabilmente, l’estetica. Vi ricorderete sicuramente di un ragazzo con i capelli rosa che avete visto per strada piuttosto che di un altro essere umano più anonimo, più normale, nè bello nè brutto. Non mi dite che anche qui, su internet, non vi capita di guardare anche quei pochi pixel accanto al nome, a “followare” la bellona di turno. E’ normale, è il nostro istinto suppongo. Ammetto con candore che, pur non ritenendomi superficiale, una persona (badate bene: con cui non ho mai avuto modo di interagire e quindi parlarci mai con nessun mezzo) a me rimane impressa per la sua esteriorità, è inevitabile, fisiologico. Se una persona “non dice niente” rimane anonima, la potrai incontrare tra cento anni ma non ricorderai mai d’averla vista.
Per quanto mi riguarda voglio porvi la questione da due prospettive diverse: guardare ed essere guardati, e ricordate che è guardare, non vedere.
Partiamo con il guardare. Sono purtroppo un’attenta osservatrice, ricordo i dettagli perchè secondo me son quelli che rendono una persona degna d’essere ricordata. Immagino il suo modo di parlare, la gestualità e di solito indovino sempre se una persona ha una voce sottile, il “vocione”, se gesticola molto o altre idiozie del caso. Tutto questo da un’occhiata attenta. E’ assurdo lo so, ma se qualcuno mi colpisce tutto questo viene da sè, in modo automatico e non posso fermarmi. E’ uno dei risvolti negativi dell’avere  troppa immaginazione (o demenza senile in stadio avanzato).
Essere guardata. Mmmmh, non ne faccio un mistero che non mi sento bella, carina, un tipo o tutte quelle cose che si dicono in genere. Mi ritengo non-brutta ma certamente non una bellezza. Ho un viso fin troppo espressivo, trasparente, tanto che la gente spesso mi legge dentro. Due enormi occhi scuri che uso tantissimo, involontariamente, per comunicare, fossette quando rido, bocca sproporzionata (forse perchè parlo troppo), naso da canadese uscita male… In definitiva non mi stimo molto da questo punto di vista ed è per questo che quando ricevo un complimento rispondo cose come “visita neurologica” o “visita oculistica”. Sarà per questo che rimarrò forever alone, non piacerò mai a nessuno se non piaccio nemmeno a me, è la regola. Nessuno fa complimenti ad una sclerata che non ringrazia per un complimento ma che ti fa passare per orbo o per schizzofrenico, lo capisco. Per questo detesto essere “guardata”, non che abbia questa fila di stalker sotto casa, ma è capitato, soprattutto nell’ultimo periodo… Gli standard mondiali si sono abbassati evidentemente, che pena.

il nodo del disordine

Nella mia camera c’è un disordine inaudito. Non sono una persona disordinata, anzi, ma ogni volta che io non sono tranquilla e completamente serena il mio stato mentale si traduce in qualcosa di fisicamente tangibile come, in questo caso, il disordine. Ovviamente la maggior parte della popolazione mondiale direbbe che la stanza è ordinata e a parte due o tre cose messe a casaccio non c’è niente che non vada, ma un occhio esperto come il mio “sgama” subito cosa c’è al posto sbagliato. Comincio dai libri: quelli che ho preso o letto per ultimi sono messi alla fine della fila sulla mensola e non seguono l’ordine che avevano prima. Alcuni cavetti usb (che no, non ho usato per tentare lo strangolamento) e cuffiette dell’ipod sul comodino accanto a “Il grande Gatsby” che per la millesima sera di fila non ho voluto finire. Il libro per l’esame sulla scrivania, chiuso, ma con evidenziatori e matite sparpagliati sul piano. L’immagine non rassenta un’irreprensibile studentessa IN sede ma non potendo mettere materialmente ordine nella mia testa lascio tutto così, perchè forzare le cose non è giusto. E’ come un nodo: il nodo va sciolto, non tagliato, perchè tagliandolo il vero legame si spezza e si presuppone un nuovo nodo, un nuovo filo, tante volte un inizio diverso. La risposta è in me ma anche di fronte a me. Nel momento in cui senza nemmeno pensarci ristabilirò un ordine nelle cose allora avrò la mia risposta.
(Sono consapevole che questo discorso sa di “acqua calda per l’anima” ma l’autoconvincimento a volte serve, specialmente alle 2 di notte quando la testa frulla i pensieri e cerca d’imporli al posto del sonno.)

Acme

Prima o poi si giunge ad un punto dopo il quale anche un cervello preparato come il mio a reprimere tutto, non regge più. Era il cervello o forse il cuore? Non ne ho idea. Mi sento solo confusa come mai e con un muscolo cardiaco in puro piombo massiccio.
Sto male? Sto bene? Ahhh! Anche le piccole certezze sono state spazzate via. Domani probabilmente mi domanderò come mi chiamo, lo so già.

I was born to love you


Nel 1946 in questo stesso momento, ora più ora meno, accadeva qualcosa di fenomenale ma ancora il mondo non ne era minimamente a conoscenza, anzi, al massimo si pensava cinicamente che era arrivata ad avanzare pretese un’altra piccola bocca da sfamare. Per fortuna poi il mondo ha capito e il resto della storia la conoscete già tutti…
Grazie al Google Doodle mi son ricordata del compleanno di Freddie Mercury così da avere la scusa per inserire la canzone più bella che, secondo me, abbia mai scritto: I was born to love you. La canzone, il testo, il titolo: è tutto perfetto. Il concetto è quello di amore per amore, nel senso che chiunque sulla, faccia della terra, è nato per prendersi cura di qualche altra anima… Certo poi la fregatura sta nel trovarla sperando che questa non viva in Burundi o in posti poco alla mano del genere. Lasciando perdere il sarcasmo scadente che alberga nella mia scatola cranica, potrei tranquillamente affermare che questa canzone si può benissimo aggiungere a quelle altre cinque di qualche post fa: in primo luogo perchè è pur sempre Freddie, il leader dei miei Queen (sì, miei, perchè ora vaga per il mondo solo qualche brutta copia con membri “remixati” che non potrò mai amare veramente!), e in secondo luogo perchè non c’è nessun ricordo legato dietro, nessun “volere/volare”, niente. E’ una canzone che parla della me che c’è sempre stata ma che ancora non s’è vista poi così tanto in giro. Quella che crede nell’amore imperfetto, in quello vero, nato per caso, quando mai nessuno avrebbe scommesso un centesimo.
“So take a chance with me let me romance with you
I’m caught in a dream and my dreams come true
It’s so hard to believe this is happening to me
An amazing feeling coming through
I was born to love you
with every single beat of my heart
Yes I was born to take care of you honey
every single day of my life
I wanna love you I love every little thing about you
I wanna love you love you love you.”
Un’occasione, un sogno, voler poter amare. Vi è chiaro? E’ autobiografica per me in questo momento, anche se come mi sta ripetendo la mia migliore amica da quando mi conosce dovrei prima “lanciarmi” per avanzare anche io pretese e diventare a mio modo una stella, anche a costo di non far andare bene le cose perchè non corrisposti, perchè si cade e ci si rialza. Quante volte me lo ha detto? Mille? Un milione? Un miliardo di volte?
Sia chiaro, in questo momento non c’è amore, ma c’è quel momento in cui svoltando sulla via del coraggio potresti trovarlo ma rimanendo al bivio della timidezza, beh… Non c’è niente di concreto, solo ipotesi.

Non tutto è perduto

Lo sai che mi sta succedendo? Ti è mai capitato di essere salda in un punto fisicamente ma non mentalmente? Io adesso sono così. Sono qui, sono a casa mia, sono sul mio letto a scriverti ma sento la mia testa altrove, a viaggiare ad una velocità superiore a quella del mio corpo e a infarcirsi di pensieri futuri nati da idee improbabili, da progetti che forse non vedranno mai la luce e rimarranno sempre tali. Nella mia testa sono stata in così tanti posti, ho letto così tanto, ho scritto oceani e ascoltato tutti i concerti della natura. Poi però afferro la mia clavicola e mi ancoro di nuovo a terra, di nuovo al presente perchè per quanto noioso sia è quello che deve essere vissuto, magari come un preludio della più completa felicità, chi lo sa. Per felicità intendo quella vera, non quella che nasce e muore nello scoppio di un secondo che quasi tutti viviamo ogni giorno anche per motivazioni banali, io ti parlo di quella che nasce dallo scoprirsi grazie a occhi diversi da quelli riflessi nello specchio, da occhi che non conosci, che devi ancora incontrare e già parlano di te. Sembra che io stia vaneggiando ma è una sensazione che non so spiegarti altrimenti. Ora sto vivendo questa situazione che prima mi aveva solo confuso armata solo di un sorriso vero, forse un po’ dubbioso, come quello di chi sta per partire per una “missione” ma ha ancora un po’ di paura. Ne avrai visti tanti come me e chissà quanti ancora ne vedrai, la mia unica speranza è che tu veda quel sorriso tramutarsi nello scoppio di felicità più intenso e bello che il cielo e tutte le tue colleghe stelle ricordino. Ho fiducia in te Luna, se son andata oltre la confusione e lo sconforto iniziale forse lo devo a te che hai illuminato il sentiero forse più lungo ma più sicuro. Non tutto è perduto. Grazie per l’ennesimo ascolto amica mia, buonanotte.

Sì, in quella foto sono io. Anche se è tutta mossa e sfocata rendeva l’idea del movimento “mentale” e dell’immobilità fisica, per cui, anche se fa schifo cercate di sopportarla.

melodie, sinfonie, sintonie

Facciamo finta per un secondo che io non pensi a niente e a nessuno. A quel punto diventerei tranquilla e sembrerei meno psicopatica, voi non mi leggereste come una pazza delirante e il mondo diventerebbe leggermente più equilibrato per un po’. Stasera/stanotte ho pensato a stare zitta e ad ascoltare insieme a voi la mia storia fino ad oggi. Non è un giochetto di quelli che si passa per blog, semplicemente voglio raccontarvi di me attraverso la musica, cosa che occupa in modo costante le mie giornate.


Non fate come mio fratello di 11 anni che ogni volta che capita su itunes comincia a urlare dalla sua stanza “che funerale!”, da lui che è piccolo e ignorante lo posso capire, solo da lui. Questa canzone è probabilmente uno dei primi ricordi che ho perchè mio nonno materno la metteva per farmi addormentare quando ero molto piccola. La canzone, soprattutto il testo, è bellissimo e io ci sono legata tantissimo perchè mi ricoda, per l’appunto, mio nonno che era una delle persone a cui abbia mai voluto così bene, un uomo che cercava d’insegnarmi il latino quando avevo 6 anni e che  mi ha trasmesso l’amore per la musica… Per farvi capire, io a 8 anni con lui ascoltavo i The Cure… “I’ll be yours through all the years, till the end of time.” Anche se è scomparso da tanto, nei momenti di sconforto, in cui tutto sembra irrisolvibile e mi sento sola, penso a queste parole e, anche se a fatica, mi riprendo un po’.

Questa canzone segna ufficialmente il mio ingresso in un mondo più adulto, ero al liceo e le circostanze, i miei genitori e le nuove situazioni, del tutto nuove per  una bambina come me, facevano pesare quella insicurezza ancora un po’ infantile e che in qualche misura mi porto ancora un po’ dietro. I Sonata Arctica inoltre sono stati il primo gruppo power-metal che io abbia mai ascoltato, anche prima dei miei ancor più amati Blind Guardian. Mi ricordano il mio primo amore (che è stato anche l’unico -.-) e mi fanno pensare con un po’ di malinconia che difficilmente vivrò quelle emozioni così intense ancora.


“Is this the place we used to love? Is this the place that I’ve been dreaming of?”
Che devo dire su questa canzone? E’ una delle mie preferite e la si può collocare in ogni momento della mia vita perchè l’ho sempre presa come il risveglio da un sogno, un chiedersi: è davvero questo quello a cui aspiro? Forse i Keane quando l’hanno scritta pensavano ad altro ma viva la libera interpretazione, no? Più di una volta avrei voluto dedicarla a qualcuno ma è troppo importante per me per accostarla a qualcosa che non ha un legame vero e forte con me. Preferisco essere egoista e tenerla come un tesoro per me fino a quando non arriverà il momento giusto.


Avete presente quei momenti in cui capita di pensare “vadano tutti a quel paese, io ballo da sola”? Ok, mi rendo conto che magari questi deliri li ho solo io ma era per rendere l’idea. Il tuo moroso che vive dall’altra parte dell’Italia ha deciso che non riesce più ad avere una relazione a distanza? Esci con un ragazzo, ti senti con lui e poi il giorno del tuo compleanno scopri che si è messo con una tua amica? L’esame è andato da schifo per la millesima volta? Bene, allora aspetta che la casa sia vuota,  alza il volume delle casse e canta mandando tutto alle ortiche, cominciando a pensare che d’ora in poi l’unica prioprità è la tua persona e basta.
Ecco in questi momenti Bruce è il mio più fedele alleato. Sperimentate in molti e fatemi sapere, non sia mai che riusciamo a fare una una comitiva stile “Angry young men”.
Ultima, ma non meno importante una delle tante rappresentanti che parlano a nome dei Coldplay, che io amo moltissimo. Ho scelto Yellow perchè volevo creare un corrispettivo di Somewhere only we know, ovvero una canzone che avrei voluto mi dedicassero. Racchiude tutta la dolcezza che, nonostante la mia corazza, mi è necessaria. E’ vero, non incontrerò mai un Chris Martin della situazione e nessuno forse mi scriverà ma niente di così bello ma sognare non costa nulla e nemmeno consolarsi con canzoni di altri per altre.

Vi ho ammorbato, lo so, ma se avessi scritto altro stasera mi sarei ritrovata a dire sempre le stesse cose: non so, che devo fare, son distratta, se glielo dico passo per demente, non gli piaccio di sicuro, mi odio e sono uno abominio. Le solite carinerie.
Comunque queste 5 canzoni, in un modo o nell’altro, parlano un po’ di me. Non ci sono tutte e non sono tutti i miei cantanti/canzoni preferiti/e, ma quelli che oggi, secondo giorno di settembre, reputo le più adatte.
Voi cosa percepite da questo “mix” senza filo logico? 🙂