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Impressioni di settembre

Settembre è stato un oceano di parole. Parole dette, non dette, vagamente pensate, ascoltate, lette o solo sognate.
Settembre è stato una pioggia di virgole, una grandinata di punti e una nevicata di asterischi. Un susseguirsi di fredda grammatica della vita, intrappolata nella routine silenziosa sotto una lente d’ingrandimento.
Settembre è stato una presa di coscienza, capire che per fortuna non sono stati inculcati in me tutti quei preconcetti, quei luoghi comuni che sono i pilastri dell’esistenza della gran parte delle persone.
Settembre è stato il mese delle porte chiuse in faccia, dei portoni spalancati e della vecchia casa disabitata che viene ristrutturata, su basi nuove, sempre le stesse, ma nuove. Fondamente confuse, che profumano di passato, di futuro e di ignoto.
Settembre è stato i miei occhi, la mia bocca, il mio naso e le mie orecchie. Ho assaporato gli eventi attraverso il suo velo autunnale, ho visto la vita scorrere, perdersi e ritrovarsi dopo gli ultimi resti di un’estate che doveva cambiare tutto e invece ha fossilizzato le situazioni.
Settembre è stato Giorgia, è stato me. Senza capo nè coda, illuso, confuso, ansioso e uggioso.
Giorgia è stata settembre: un bilancio, un’impressione, un’idea.

il cristallo difficile

Sono un cristallo tra milioni di cristalli.
Non vedo mai altro che la luce riflessa su quel bancone. Sto stretta, a volte ho i miei spazzi ma sono momenti brevi; vorrei uscire da questo enorme caos, gettarmi nel mondo.
Ecco qui, succede di nuovo. Un terremoto. Una grande mano cerca di pescare il mio universo, lo scuote, lo agita ma poi si ferma, come sempre. Continuò così per molto tempo, fin quando non capì che il mio universo veniva scosso solo per errore, per distrazione, per non curanza, per sonno e forse perchè la vita frenetica di oggi non da il tempo di fermarsi, capire e gustare la vera dolcezza.
Il mio microcosmo è sempre quello sbagliato.
Assistevo a quel rito, ogni mattina, ogni volta dopo pranzo, nel pomeriggio e a volte se ero sfortunata anche di sera. Ciò che non cambiava mai era il fatto che il mio piccolo universo, per quanto carino, per quanto vero e gustoso non era mai il prescelto per quella miscela scura di emozioni.
E’ più facile scegliere qualcosa che dia la sensazione immediata di quello che cerchi ma che non è altro che finzione. E’ facile.
Io sono difficile. Non sono il dolcificante.
Solo la bustina di zucchero che scarti sempre prima del tuo caffè.

il nodo del disordine

Nella mia camera c’è un disordine inaudito. Non sono una persona disordinata, anzi, ma ogni volta che io non sono tranquilla e completamente serena il mio stato mentale si traduce in qualcosa di fisicamente tangibile come, in questo caso, il disordine. Ovviamente la maggior parte della popolazione mondiale direbbe che la stanza è ordinata e a parte due o tre cose messe a casaccio non c’è niente che non vada, ma un occhio esperto come il mio “sgama” subito cosa c’è al posto sbagliato. Comincio dai libri: quelli che ho preso o letto per ultimi sono messi alla fine della fila sulla mensola e non seguono l’ordine che avevano prima. Alcuni cavetti usb (che no, non ho usato per tentare lo strangolamento) e cuffiette dell’ipod sul comodino accanto a “Il grande Gatsby” che per la millesima sera di fila non ho voluto finire. Il libro per l’esame sulla scrivania, chiuso, ma con evidenziatori e matite sparpagliati sul piano. L’immagine non rassenta un’irreprensibile studentessa IN sede ma non potendo mettere materialmente ordine nella mia testa lascio tutto così, perchè forzare le cose non è giusto. E’ come un nodo: il nodo va sciolto, non tagliato, perchè tagliandolo il vero legame si spezza e si presuppone un nuovo nodo, un nuovo filo, tante volte un inizio diverso. La risposta è in me ma anche di fronte a me. Nel momento in cui senza nemmeno pensarci ristabilirò un ordine nelle cose allora avrò la mia risposta.
(Sono consapevole che questo discorso sa di “acqua calda per l’anima” ma l’autoconvincimento a volte serve, specialmente alle 2 di notte quando la testa frulla i pensieri e cerca d’imporli al posto del sonno.)

I was born to love you


Nel 1946 in questo stesso momento, ora più ora meno, accadeva qualcosa di fenomenale ma ancora il mondo non ne era minimamente a conoscenza, anzi, al massimo si pensava cinicamente che era arrivata ad avanzare pretese un’altra piccola bocca da sfamare. Per fortuna poi il mondo ha capito e il resto della storia la conoscete già tutti…
Grazie al Google Doodle mi son ricordata del compleanno di Freddie Mercury così da avere la scusa per inserire la canzone più bella che, secondo me, abbia mai scritto: I was born to love you. La canzone, il testo, il titolo: è tutto perfetto. Il concetto è quello di amore per amore, nel senso che chiunque sulla, faccia della terra, è nato per prendersi cura di qualche altra anima… Certo poi la fregatura sta nel trovarla sperando che questa non viva in Burundi o in posti poco alla mano del genere. Lasciando perdere il sarcasmo scadente che alberga nella mia scatola cranica, potrei tranquillamente affermare che questa canzone si può benissimo aggiungere a quelle altre cinque di qualche post fa: in primo luogo perchè è pur sempre Freddie, il leader dei miei Queen (sì, miei, perchè ora vaga per il mondo solo qualche brutta copia con membri “remixati” che non potrò mai amare veramente!), e in secondo luogo perchè non c’è nessun ricordo legato dietro, nessun “volere/volare”, niente. E’ una canzone che parla della me che c’è sempre stata ma che ancora non s’è vista poi così tanto in giro. Quella che crede nell’amore imperfetto, in quello vero, nato per caso, quando mai nessuno avrebbe scommesso un centesimo.
“So take a chance with me let me romance with you
I’m caught in a dream and my dreams come true
It’s so hard to believe this is happening to me
An amazing feeling coming through
I was born to love you
with every single beat of my heart
Yes I was born to take care of you honey
every single day of my life
I wanna love you I love every little thing about you
I wanna love you love you love you.”
Un’occasione, un sogno, voler poter amare. Vi è chiaro? E’ autobiografica per me in questo momento, anche se come mi sta ripetendo la mia migliore amica da quando mi conosce dovrei prima “lanciarmi” per avanzare anche io pretese e diventare a mio modo una stella, anche a costo di non far andare bene le cose perchè non corrisposti, perchè si cade e ci si rialza. Quante volte me lo ha detto? Mille? Un milione? Un miliardo di volte?
Sia chiaro, in questo momento non c’è amore, ma c’è quel momento in cui svoltando sulla via del coraggio potresti trovarlo ma rimanendo al bivio della timidezza, beh… Non c’è niente di concreto, solo ipotesi.

Non tutto è perduto

Lo sai che mi sta succedendo? Ti è mai capitato di essere salda in un punto fisicamente ma non mentalmente? Io adesso sono così. Sono qui, sono a casa mia, sono sul mio letto a scriverti ma sento la mia testa altrove, a viaggiare ad una velocità superiore a quella del mio corpo e a infarcirsi di pensieri futuri nati da idee improbabili, da progetti che forse non vedranno mai la luce e rimarranno sempre tali. Nella mia testa sono stata in così tanti posti, ho letto così tanto, ho scritto oceani e ascoltato tutti i concerti della natura. Poi però afferro la mia clavicola e mi ancoro di nuovo a terra, di nuovo al presente perchè per quanto noioso sia è quello che deve essere vissuto, magari come un preludio della più completa felicità, chi lo sa. Per felicità intendo quella vera, non quella che nasce e muore nello scoppio di un secondo che quasi tutti viviamo ogni giorno anche per motivazioni banali, io ti parlo di quella che nasce dallo scoprirsi grazie a occhi diversi da quelli riflessi nello specchio, da occhi che non conosci, che devi ancora incontrare e già parlano di te. Sembra che io stia vaneggiando ma è una sensazione che non so spiegarti altrimenti. Ora sto vivendo questa situazione che prima mi aveva solo confuso armata solo di un sorriso vero, forse un po’ dubbioso, come quello di chi sta per partire per una “missione” ma ha ancora un po’ di paura. Ne avrai visti tanti come me e chissà quanti ancora ne vedrai, la mia unica speranza è che tu veda quel sorriso tramutarsi nello scoppio di felicità più intenso e bello che il cielo e tutte le tue colleghe stelle ricordino. Ho fiducia in te Luna, se son andata oltre la confusione e lo sconforto iniziale forse lo devo a te che hai illuminato il sentiero forse più lungo ma più sicuro. Non tutto è perduto. Grazie per l’ennesimo ascolto amica mia, buonanotte.

Sì, in quella foto sono io. Anche se è tutta mossa e sfocata rendeva l’idea del movimento “mentale” e dell’immobilità fisica, per cui, anche se fa schifo cercate di sopportarla.

I wish I was the moon

Consiglio spassionato: leggete mentre ascoltate questa 😉

Cara amica mia,
perdonami se è molto che non mi faccio sentire, qui i pensieri nascono e muoiono ad una velocità impensabile e non ho mai tempo di appuntarli.
Tutto è apparentemente immutato, come te.
Non è vero,  immagino che tu potendomi spiare ogni sera te ne sia già accorta. Il momento esatto in cui ho cominciato a pensare a cose più assurde del solito non lo ricordo ma già da prima di partire per le vacanze mostravo segni di cedimento. E’ il mio tallone d’Achille, m’innamoro delle idee e delle idee raramente la gente come me riesce a disinnamorarsi. Vorrei scriverlo ovunque, disegnarlo con gli occhi e con l’ausilio degli astri, scolpirlo nella roccia così come nei pensieri di tutti ma non ne sarò mai capace e l’idea rimarrà tale, per sempre. La speranza è lasciata al caso perchè sai benissimo che io sono un’incapace quando si tratta di sentimenti, anche se non son sicura nemmeno che siano già così maturi. Sono frutti acerbi che non voglio cogliere prima del momento opportuno. Vivo della mia confusione, da sola, errando nei suoi pensieri che non sono mai per me. T’invidio un po’ perchè puoi osservare tutto, puoi osservare lui,  rischiarare la sua pelle tra le lenzuola e vedere il diradarsi delle preoccupazioni dal suo viso.
Non essere triste per me, la soluzione c’è sempre mia cara luna, tu cerca solo d’illuminare la strada giusta.
Buona notte amica mia.

pensiero aeriforme

Mi sento avvolta in un milione di fili, come un palloncino che cerca di volare via ma è legato al polso del suo padroncino che lo vuole sfoggiare alla festa. E’ bello rimanere ancorati alla sicurezza, senza scomporsi, apparendo indistruttibili e perfetti, ma come non tener presente il prezzo che comporta ostentare una sicurezza che non esiste? Perchè rimanere ancorati se ci sono pensieri che rendono più leggeri dell’aria? Sto facendo esattamente questo. Nascondo qualcosa che riempe la mia testa fino all’ultimo millimetro del metro dei pensieri. C’è questa matassa di fili nella quale sono impigliata che crea una confusione piacevole, nella quale mi sono accoccolata per fingere di non capire, perchè capire significherebbe agire e agire vorrebbe dire quasi certamente rimanere delusa.
Voglio continuare a essere il palloncino più bello della festa? Voglio tornare a casa dalla festa e sgonfiarmi il giorno dopo a casa, lontana da sguardi indiscreti, o voglio volare via e viaggiare insieme al vento?
Maledetto timido palloncino pieno d’elio.