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Eco

Il post l’ho scritto ascoltando questa, ve la consiglio. Buona lettura!
In questo incessante susseguirsi di eventi, più o meno piacevoli, destreggiandosi tra un sì o un no di troppo si cresce, si va avanti, si ama, si soffre e si condivide. La condivisione. Nel mio agglomerato di eventi, purtroppo, ben poche volte ho potuto gustare a pieno la condivisone delle mie piccole vittorie, dei miei risultati, delle mie paure e dei miei piccoli-grandi dolori. Non vivo come un’eremita, ho abbastanza amici degni di essere definiti tali e una famiglia che nonostante tutto non è mai mancata;  pur essendo questo il contesto, ogni qual volta mi trovavo al confine tra me e la condivisione me ne tornavo indietro o venivo rispedita al mittente. Molte volte per timidezza, anche da bambina, non dicevo ai miei genitori che avevo preso un buon voto, o che per la prof avevo fatto un tema bellissimo, non dicevo che un gesto mi aveva fatto rimanere male ai miei amici solo per non farli parlare e così via. Non sono una persona passiva ma determinate cose vissute mi hanno portato a chiudere in me gioie e dolori di cui potevo anche fare a meno di parlare. Questo, in un certo senso, mi ha insegnato a essere veramente felice o dispiaciuta per me stessa; non per gli altri ma unicamente per me. Tutta via in tutto questo macchinoso pensiero è sempre mancato un tassello: la gioia non è realmente tale se non è condivisa, condividerla per un traguardo non è un crimine e non implica necessariamente “vantarsi”. Ho sempre sentito solo l’eco dei miei sorrisi, l’eco delle mie lacrime e l’eco del tonfo che le cose che precipitano in fondo all’anima riescono a fare. E’ una tendenza che ho sempre avuto ma che si è concretizzata quando a 13 anni circa vinsi un concorso di poesia e i miei se ne infischiarono e dimenticarono non portandomi  mai a ricevere il premio, cosa di cui non m’interessava nulla in realtà (sono allergica ai discorsi in pubblico e all’essere al centro dell’attenzione…), quando non riuscivo a decidermi sul liceo al quale iscrivermi e non sapevo con chi parlare perchè avevo già sentito le mie amiche commentare e sussurare che il liceo scientifico “non era da Giorgia”, quando mi hanno detto di essere una delusione, quando volevo mollare tutto e andare via, quando invece di aiutarmi i miei stessi migliori amici mi hanno lasciata  sola, quando stavo male male male fisicamente e anche “lui” me lo rinfacciava quasi come fosse una colpa… Ne avrei di storie da raccontare ma il vittimismo non mi è mai piaciuto e non mi appartiene. Nonostante tutto sono qui, sono andata avanti, in certi casi avrei potuto far meglio ma mi ritengo una persona che se l’è cavata bene, probabilmente non ancora una donna a tutti gli effetti, ma di tempo ne ho e sapere cosa dover fare è già un buon punto di partenza. Certo, ancora mi do della stupida da sola e uso come infantile meccanismo di autodifesa quello del buttarmi giù e insultarmi ferocemente perchè ho quasi timore che lo faranno prima gli altri, ma ci sto lavorando e (non ditelo troppo in giro…) sto seriamente migliorando. Tornando al tortuoso discorso di prima, la condivisione. E’ questo che mi manca, che mi è mancato quasi sempre. Vorrei imparare, vorrei trovare le persone giuste e il modo di farlo bene con quelle che già costellano la mia esistenza. Vorrei qualcuno che mi dicesse “mollo tutto e parliamo”, qualcuno che finalmente riesca a trovare le istruzioni per leggermi dentro.

Anime specchio

Siamo tanti, tantissimi specchi.
Ogni volta che qualcuno ci si presenta davanti abbiamo due possibilità: vederci specchiati o vedere qualcosa di nuovo, di sconvolgente.
Quella novità, secondo me, rappresenta l’amore. Tra le mie tante discutibili teorie, ho pensato che la persona che amiamo, di cui c’innamoriamo e via dicendo è una sorta di specchio che riflette non quello che siamo ma bensì quello che meritiamo, che valiamo. Badate bene, così non intendo dire che siamo tutti dei piccoli Narciso in erba, bisognosi del riconoscimento altrui.
E’ anche nello  scoprire l’altra persona che scopriamo noi stessi.
Se quella persona, così perfetta, così unica, speciale, ha scelto noi un motivo ci sarà. I criteri, ovviamente, non sono esatti, non saprò mai dire con precisione perchè riusciamo ad essere sconvolti da un riflesso, come ci si fa ad innamorare di esso e perchè ma suppongo che fondamentalmente sia una questione di luce.
La luce che vediamo “nell’altro” non ha niente di speciale da un punto di vista oggettivo, semplicemente è di quella che abbiamo bisogno, è l’unico bagliore che riesce a guidarci e a indicare la via della felicità.
Questa idea delle anime specchio è probabilmente un nonsense dettato dalla stanchezza e dall’ora tarda ma è consolante pensare che ognuno di noi abbia un “riflesso” nascosto fra sei miliardi di persone che aspetta per farci vedere in che modo brilli la felicità.

il nodo del disordine

Nella mia camera c’è un disordine inaudito. Non sono una persona disordinata, anzi, ma ogni volta che io non sono tranquilla e completamente serena il mio stato mentale si traduce in qualcosa di fisicamente tangibile come, in questo caso, il disordine. Ovviamente la maggior parte della popolazione mondiale direbbe che la stanza è ordinata e a parte due o tre cose messe a casaccio non c’è niente che non vada, ma un occhio esperto come il mio “sgama” subito cosa c’è al posto sbagliato. Comincio dai libri: quelli che ho preso o letto per ultimi sono messi alla fine della fila sulla mensola e non seguono l’ordine che avevano prima. Alcuni cavetti usb (che no, non ho usato per tentare lo strangolamento) e cuffiette dell’ipod sul comodino accanto a “Il grande Gatsby” che per la millesima sera di fila non ho voluto finire. Il libro per l’esame sulla scrivania, chiuso, ma con evidenziatori e matite sparpagliati sul piano. L’immagine non rassenta un’irreprensibile studentessa IN sede ma non potendo mettere materialmente ordine nella mia testa lascio tutto così, perchè forzare le cose non è giusto. E’ come un nodo: il nodo va sciolto, non tagliato, perchè tagliandolo il vero legame si spezza e si presuppone un nuovo nodo, un nuovo filo, tante volte un inizio diverso. La risposta è in me ma anche di fronte a me. Nel momento in cui senza nemmeno pensarci ristabilirò un ordine nelle cose allora avrò la mia risposta.
(Sono consapevole che questo discorso sa di “acqua calda per l’anima” ma l’autoconvincimento a volte serve, specialmente alle 2 di notte quando la testa frulla i pensieri e cerca d’imporli al posto del sonno.)

Acme

Prima o poi si giunge ad un punto dopo il quale anche un cervello preparato come il mio a reprimere tutto, non regge più. Era il cervello o forse il cuore? Non ne ho idea. Mi sento solo confusa come mai e con un muscolo cardiaco in puro piombo massiccio.
Sto male? Sto bene? Ahhh! Anche le piccole certezze sono state spazzate via. Domani probabilmente mi domanderò come mi chiamo, lo so già.

Decervellamento da sintonia mentale

Come faccio a capire se una persona mi piace? In che modo capisco se non è un’infatuazione del momento? Perchè m’interesso a persone che non ho mai visto?
Il mio cervello è stanco, stremato e non ce la fa più. Sono giorni che sono perennemente distratta da queste domande che, chiaramente, non hanno risposte che vanno ricercate in alcun manuale. Non riesco a studiare, non riesco a concentrarmi su nulla, nessun film, nessun libro, niente. Ho solo un’intensa voglia di capire se dicendo quello che mi ammorba in questi giorni il mondo mi prenderà per folle e mi farà rinchiudere.
Sono strana, ok, si era capito. Personalmente mi ritengo piacevolmente strana, nel senso che non ho feticci o abitudini strane che farebbero rimanere di stucco anche l’uomo “più weird” del mondo, è che sono un po’ (tanto…) timida, insicura, mi piace la tranquillità, ascoltare le storie altrui e avvicinarmi specialmente alla gente che ha molto da insegnarmi o comunque molto simile a me e (unicamente con i miei amici) essere una delle persone più solari e spiritose del mondo. Per farvi un esempio banale: se domani dovessero fare un raduno con la gente con cui parlo ogni santo giorno su twitter, probabilmente, passerei per un’idiota senza il dono della parola perchè ci metto un po’ a carburare, è come se volessi aspettare di percepire d’essere stata accetata. Idiota, lo so. Tutto questo era per dire che tra le mie stranezze c’è anche quella d’avere la convinzione che per piacere a qualcuno ci sia bisogno di una sintonia, prima di tutto, mentale. Questa non si traduce nel dover pensare le stesse cose ma almeno avere gli stessi interessi, avere qualcosa di cui parlare, discutere ecc ecc. Io non potrei mai entrare in sintonia con una persona che non s’interessa al mondo circostante in alcun modo e che quindi non legga, non s’informi o non sia interessato alle arti, non ci riuscirei. Forse è una cosa assurda e in un certo senso “classista” (inteso non letteralmente…) ma vivo in una famiglia felice, nella quale i miei genitori hanno basato il loro rapporto sulle loro diversità caratteriali e di background ma anche su interessi comuni che a distanza di 30 anni riescono a tenere in vita un interesse reciproco e una delle più belle storie d’amore che io conosca.
Il mio unico ex moroso serio era molto diverso da me caratterialmente, ma la nostra storia era nata spontaneamente perchè avevamo qualche interesse in comune e su sua spinta io mi sono interessata a  campi che prima non conoscevo quasi per niente, cosa che, nonostante la rottura ci ha portato a restare comunque amici che hanno quasi ogni giorno robe di cui parlare.
Adesso mi chiedo: è giusto che io in base a interessi comuni e una parvenza gradevole sia “distratta” da qualcuno che, in definitiva, non conosco poi così tanto? Lo so che conoscere una persona non è mai una perdita di tempo ma la mia insicurezza cronica non mi concede il beneficio del lanciarmi così, senza paracadute, in questa situazione più strana di me.
Come capire? Aiutatemi voi. Ho la maturità mentale e sentimentale di un neonato appena atterrato con la cicogna.

pensiero aeriforme

Mi sento avvolta in un milione di fili, come un palloncino che cerca di volare via ma è legato al polso del suo padroncino che lo vuole sfoggiare alla festa. E’ bello rimanere ancorati alla sicurezza, senza scomporsi, apparendo indistruttibili e perfetti, ma come non tener presente il prezzo che comporta ostentare una sicurezza che non esiste? Perchè rimanere ancorati se ci sono pensieri che rendono più leggeri dell’aria? Sto facendo esattamente questo. Nascondo qualcosa che riempe la mia testa fino all’ultimo millimetro del metro dei pensieri. C’è questa matassa di fili nella quale sono impigliata che crea una confusione piacevole, nella quale mi sono accoccolata per fingere di non capire, perchè capire significherebbe agire e agire vorrebbe dire quasi certamente rimanere delusa.
Voglio continuare a essere il palloncino più bello della festa? Voglio tornare a casa dalla festa e sgonfiarmi il giorno dopo a casa, lontana da sguardi indiscreti, o voglio volare via e viaggiare insieme al vento?
Maledetto timido palloncino pieno d’elio.

il posto sbagliato

“La verità è che ovunque uno scelga di essere, è sempre nel posto sbagliato.” (C. Palahniuk)
In questo periodo mi sono soffermata spesso su questa cosa, ad essere dove non dovrei, e quasi sempre mi son detta che ero lontano da dove forse “sarei servita” o dove sarei stata a mio agio… Non ho un’etichetta con cui la gente mi può spostare e catalogare a proprio piacimento e la ritengo una fortuna ma a volte mi chiedo se avendola, magari, potrei vivere meno questa sorta di disagio. Nella mia città, come credo in tutte, ci sono zone, locali, punti della stessa via che condizionano l’esistenza di molte persone che ovviamente sono per lo più ragazzini. C’è la piazza “degli alternativi”, ci sono i portici per quelli che se la tirano perchè hanno queste o quelle scarpe o determinati vestiti, c’è il posto vicino al museo dove stanziano i metallari, le scale del teatro dove stanno quelli un po’ più zotici (ehm, per esser cortesi, qui il vocabolo che usano è un altro…), la chiesa che il sabato sera diventa il teatro delle sbronze… Insomma se non appartieni a queste cerchie o a poche altre… Non esisti. Dall’alto della mia imperscrutabilità a riguardo posso garantirvi che pur non facendo parte di nessuno di questi circoli esclusivi esisto. Ho sempre detestato le classificazioni e robe così ma forse oggi se ne avessi fatto parte avrei qualcosa alla quale attaccarmi nei momenti come quello che ho vissuto oggi. Non si tratta di avere o non avere amici, perchè quelli li ho nonostante spesso ne depenni qualcuno, ma quando le cose cambiano e tu rimani dietro beh è, credo, normale chiedersi se appartenere a qualcosa di più grande magari avrebbe potuto essere diverso.
In questa “era” della mia esistenza mi sento la macchietta della situazione, la Lizzie Bennet senza Darcy, la persona da compatire, quella che s’innamora della persona occupata, sbagliata o che semplicemente non ricambia. Cerco sempre di migliorare, di non risultare un abominio alla vista ottenendo risultati decenti, cerco di leggere, informarmi, sapere, conoscere tutte le cose fino in fondo per non sembrare una cretina o una capra. Sono molto ironica, autoironica, amo scherzare ed essere seria nel momento opportuno ma nonostante tutto rimango Lizzie, in disparte, con un libro o con l’ipod e una valanga di occasioni bruciate dal destino. Ogni mattina mi sveglio con buone intenzioni e voglia di fare ma puntualmente queste muoiono a pochi passi dal cuscino perchè, nonostante ci sia anche fin troppa gente vicina a me, mi sento incredibilmente sola, sola di quella solitudine che non dipende dai tuoi cari ma da quell’unica persona che non sai se esiste o meno ma di cui senti la mancanza ad ogni respiro.