nebbia onirica

Mi guardai attorno più volte ma tutto sembrava avvolto da un sottile strato di nebbia: non avevo freddo anche se tastando sotto di me sentì qualcosa di ghiacciato, doveva essere marmo,  ero stesa su delle scale. Tantissimi scalini che un tempo dovevano essere stati bianchi e davanti ad essi, davanti a me, il vuoto. Riconoscevo quel posto eppure non riuscivo a formulare nemmeno nella mia mente il suo nome, non riuscì nemmeno a collocarlo. Avevo perso tutto, non sapevo più niente e probabilmente non l’avevo mai saputo perchè non mi ero mai fermata ad osservare veramente. Mi voltai e alle mie spalle vidi una chiesa, mi era familiare, da piccola ci andavo con i miei nonni qualche volta ma nonostante il ricordo che avevo strappato alla mia memoria non riuscivo a comprendere. Mi alzai, feci quelle che sembravano mille scale, entrai nella chiesa ma non c’era nessuno, non un suono se non quello dei miei passi e del mio respiro affannato. Tornai fuori e mi guardai attorno: davanti a me un deserto di asfalto e cemento e  il suono di un pianoforte in lontananza che sembrava arrivare da un edificio vicino ma quando feci per scendere mi ricordai che davanti a me si estendeva il vuoto, una voragine. Tornai a sedermi, questa volta sull’ultimo gradino, come fossi a bordo di una piscina colma d’oscurità, con le gambe incrociate e con il viso nascosto tra le mani. Perchè ero lì? Perchè ero da sola? Perchè non ricordavo niente di quei luoghi? Cominciai a pensare che quell’oscurità mi avrebbe inghiottita perchè non c’era altra via d’uscita:  il vuoto nella chiesa, il vuoto sotto di me, nessuna via di fuga, nessuna speranza se non quella di prendere coraggio e andare giù insieme all’oscurità prima di cadere. Fu proprio in quel momento che provai una delle sensazioni più strane della mia vita: da piccola lamentavo sempre una cosa dei maglioni di lana, dicevo sempre che “pungessero”. Così in quel momento mi sembrò che un maglione di lana mi fosse scivolato tra le mani, sentivo pungere ma allo stesso tempo avvertivo calore, proprio come quando infili un maglione, pizzica ma poi ti lascia addosso quella sensazione piacevole che ti coccola fin quando lo hai addosso. Erano le tue mani, non ti avevo mai visto, ti avevo sempre e solo immaginato, avevo pensato sempre che non esistessi, che ti avessi costruito io nella disperata ricerca di qualcosa di bello da aspettare. La perfezione era lì, davanti a me, aveva il tuo volto, mi stringeva le mani e me le scaldava senza bisogno di parole o di gesti; dietro i tuoi occhi non c’era l’oscurità del vuoto ma un colore caldo che a differenza del sole riusciva a scaldare anche tutte quelle emozioni sopite che non avevo più riservato a nessuno. Ignoravo come avessi fatto a trovarmi e perchè, sapevo solo che eri lì e che mi avevi salvato da quel buio che in quei giorni mi stava trascinando via con sè.

No, non sono impazzita, purtroppo non mi è accaduto davvero! E’ solo il sogno di stanotte che ho stranamente ricordato, forse perchè non ricordo niente di più piacevole da un po’ e mi affascina sapere che in me ci sono ancora delle speranze che si manifestano così. La chiesa che ho sognato è questa qui, si trova in fondo alla via dove abito, molto in fondo diciamo, non la frequento da tempo, probabilmente da quando è morto il nonno, andavo con lui e la nonna a volte di pomeriggio a seguire la messa. Il perchè abbia sognato proprio quella non ve lo so dire sinceramente, ne so bene chi era lui; nel caso in cui lo dovessi scoprire, ovviamente, sarete i primi a beneficiare della scoperta.

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2 risposte a “nebbia onirica

  1. E il pianoforte è quello del conservatorio ad angolo. Sai che mentre leggevo ci avrei giurato? 🙂 (io frequento lì, alla Candelora)

  2. Sì esatto 🙂 è un sogno dentro a un sogno visto che da bambina quando ho cominciato a suonare il pianoforte speravo che prima o poi avrei frequentato il conservatorio! Ho sognato qualcosa denso di passato e futuro, di adesso non c’è niente, rispecchia esattamente il momento un po’ apatico che sto vivendo 😉
    Comunque io abito proprio da quelle parti, o meglio, sempre sulla stessa via ma più avanti, sempre di fronte ad un’altra chiesa… Circondata è il termine esatto ;D

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