dipingere con le parole

Non ricordo cosa sia accaduto di preciso il 9 dicembre 2010 per farmi scrivere quello che ho scritto (e che volutamente ho tagliato), so solo che nei forti momenti di stress, in quelli più dolorosi, io parto come un treno e scrivo anche venti, trenta, quaranta pagine del moleskine con la tranquillità più assoluta, come se la cosa accaduta un momento primo non fosse mai avvenuta; è per questo motivo che alla fine dopo aver riletto tutto  mi sento in parte una stupida. Sarà perchè ho, appunto, questa eccessiva drammaticità nel sangue o perchè tendo a chiudermi in un mondo mio che trasforma un semplice torto subito in una storia che si allarga,  s’ingigantisce e prende i connotati di un romanzo noir dove tutto cambia e la realtà indossa il vestito della fantasia. Per questo dico che scrivere è come dipingere con le parole: il pittore per quel momento vede il mondo attraverso una particolare lente che è il suo quadro, nello stesso modo lo scrittore tende a relazionarsi con il mondo attraverso il suo racconto. L’importante, a mio parere, è non rimanere sempre sotto quella lente particolare, distinguere o almeno mediare realtà e fantasia.

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